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LA SPLENDIDA NATURA DI APRICA E DINTORNI

In questa sezione del portale, cercheremo di illustrare, seppur sinteticamente, le bellezze paesistiche che circondano Aprica. Entro il mese di luglio per completare tale percorso andremo ad inserire una ricca galleria fotografica.
 

L’Osservatorio Eco-Faunistico Alpino

di Aprica è una vasta area di oltre 20 ettari, ben delimitati nei suoi confini, all’ interno della quale si snoda un sentiero didattico-naturalistico attrezzato, facile da percorrere, lungo il quale il visitatore ha l’opportunità di conoscere la natura e osservare le specie vegetali e gli animali presenti nel parco fin quasi a toccarli. L’Osservatorio Eco-Faunistico Alpino è una struttura unica nel suo genere. Lungo l’itinerario didattico-naturalistico, sono allestite “Aree faunistiche” all’interno delle quali sono ospitati  esemplari di fauna alpina di difficile osservazione in natura e in particolare le specie in pericolo di estinzione, come il Gallo cedrone che è il simbolo del Parco.
Dal mese di agosto 2007 l’area ospita anche Orfeo, uno splendido esemplare di orso bruno maschio 15enne di circa 200 kg, alto e massiccio, proveniente da San Romedio (provincia di Trento), donato all’Osservatorio dal Parco Naturale Adamello-Brenta e la sua compagna, Prica, una femmina di un paio d’anni più giovane, dalla quale ha avuto in passato alcuni piccoli.
Qui la simpatica coppia ha trovato una a casa di circa diecimila metri quadri, a sua disposizione vi sono un laghetto, un’ampia area boschiva e una grotta, che sarà anche la dimora invernale durante il semi-letargo, uno stato di sonno nel quale  gli orsi, nonostante si abbassino pulsazioni e temperatura corporea, rimangono  in qualche modo vigili 
I visitatori possono ammirarli in totale sicurezza da una terrazza d’osservazione sopraelevata e da un sentiero che si snoda lungo il perimetro dell’area faunistica. 
Il parco è aperto tutto l’anno.
Per le visite guidate è indispensabile la prenotazione presso l’Ufficio turistico di Aprica.
Biglietto di ingresso: € 15,00 adulti, € 13,00 bambini fino a 11 anni
l prezzo è comprensivo di materiale didattico ed impianto di risalita sino all’entrata dell’Osservatorio.

Per informazioni:
Ufficio Turistico Aprica
Tel. +39 0342 746113 - infoaprica@provincia.so.it


Il Pian di Gembro
Riserva Naturale dal 1988, si trova nei pressi di Trivigno, piccola località raggiungibile svoltando a sinistra alla fine dell'abitato di Aprica (direzione Edolo) e risalendo alcuni tornanti sino ad arrivare ai circa 1300 metri di altitudine della piana. Si tratta di una conca pianeggiante (superficie 126.5 ettari) che si formò in seguito al ritirarsi dei ghiacciai dell'era Quaternaria, nella quale si trova una torbiera, ovvero di una cavità del suolo più o meno profonda, acquitrinosa, entro la quale, a caus a di particolari condizioni ambientali, avviene la trasformazione dei resti di vegetali essenzialmente palustri e lacustri in torba. La torba è un combustibile fossile di recente formazione e di conseguenza con basso potere calorifico, per questo motivo dopo un suo primo impiego come combustibile ci si limita oggi ad utilizzarla nel giardinaggio. Nei pressi d ei due laghetti della piana si trovano due interessanti tipi di piante carnivore (Drosera rotundifolia e Pinguicola alpina), così definite per la loro capacità di catturare piccoli insetti per mezzo delle loro foglie vischiose e di digerirli tramite enzimi prodotti dai peli ghiandolari. Il fascino e l'interesse naturalistico di questa zona sono arricchiti anche dalla presenza di altre specie vegetali, di cui alcune molto rare (Oxiccoccus quadripetalus e la Andromeda polifoglia). Nelle acque delle due maggiori pozze, dove si raccolgono le acque di scolo della torbiera, vivono specie anfibie tra cui il Tritone crestato. Ad incorniciare questo angolo di suggestiva bellezza vi sono le maestose cime del gruppo dell'Adamello. Dall'inizio di agosto 2007 una nuova interessante aula didattica, dedicata alle peculiarità floro-faunistiche della torbiera alpina di Pian di Gembro, è stata allestita nell’edificio Centro visite della Comunità Montana Valtellina di Tirano lungo la strada che da Aprica porta a Trivigno, a poco più di tre km dal centro turistico. Ne è responsabile il biologo naturalista dottor Bernardo Pedroni, incaricato anche della gestione didattica della Riserva naturale parziale e botanica di Pian di Gembro. All’interno del locale sono stati collocati dei terrari (bacheche in vetro) che accolgono la fauna e la flora tipiche della Riserva. Gli ambienti riprodotti sono vari: i più caratteristici sono quello della torbiera, con piante carnivore, canne palustri e dossi di sfagni, l’ambiente alpino, l’ambiente ripariale dei corsi d’acqua, con tanto di girini e rane. L’aula sarà visitabile gratuitamente dal pubblico e gestita da personale competente, che darà informazioni sulle peculiarità botaniche e faunistiche della Riserva (orari di apertura: da lunedì a venerdì dalle 14-00 alle 18-00, il sabato e la domenica delle 11-00 alle 18-30).


La Val Belviso
è l’ultima valle del Parco delle Orobie. In essa è particolarmente osservabile la caratteristica di valle sospesa, tipica di quasi tutte le valli del Parco; la parte bassa è, infatti, costituita da una stretta e scoscesa forra, che lascia il posto ad un sempre più ampio “altopiano” man mano che si sale di quota.
La vegetazione è molto fitta e costituita da ampie distese di abete rosso, larice e betulla. Alle quote più elevate è la prateria alpina a dominare, con le sue caratteristiche specie erbacee, tra cui l’Arnica montana, la Genziana Punteggiata e il Trifolium Alpinum.
Dal punto di vista faunistico, la zona è particolarmente ricca di ungulati: molti gli esemplari di camoscio, che in estate è facile osservare al pascolo. Anche lo stambecco fa sovente la sua comparsa nella zona del lago Torena.
Per quanto riguarda il sistema idrografico, la valle è attraversata dal torrente Belviso, lungo 15,5 km. Numerosi i laghi di notevole bellezza, tra cui i laghi di Torena, ma anche il lago Lavazza, (2.131 m), il lago della Cima (2.360 m) e quello di Pisa (2.446 m). Molto caratteristici sono i due laghi di Torena, il Lago Nero (2036 m) e il Lago Verde (2073 m). Il Lago Nero è caratterizzato dalla presenza di una piccola isola nel mezzo; sui massi affioranti nelle vicinanze di questo laghetto sono state recentemente rinvenute incisioni rupestri risalenti presumibilmente a circa 4/6000 anni fa. Nel Lago Verde, così chiamato per il colore smeraldo delle sue gelide acque, si specchia il torione del Torena (2911 m).
La Val Belviso è caratterizzata anche dalla presenza di un’imponente diga, la diga di Frera, che forma il lago artificiale di Belviso; la diga fu costruita negli anni '50 e ha una capacità complessiva di oltre 50 milioni di mc. d'acqua. Gli immissari provengono dalle vallate laterali e dalla testata della valle.



Val Caronella
Come la Val Belviso e la Val Bondone, molto simili per caratteristiche fisiche e geomorfologiche, anche la Val Caronella si distende in un ampio fondovalle solo intorno ai 1000 m, con la parte inferiore ridotta ad una angusta e scoscesa spaccatura.
La valle è percorsa dall’omonimo torrente, con una lunghezza di 7,1 km. La testata della valle è dominata dal monte Torena (2911 m), affiancato dalle cime Gavazza (2410 m) e Fraitina (2567 m); sul crinale della testata si trovano le Cime di Caronella (2796 m), sulle cui pendici si adagiano delle scintillanti vedrette.
La valle vera e propria inizia dopo il paese di Carona. Questo abitato, posto a 1162 m, era un tempo un centro fiorente, mentre ora è frequentato solo d’estate (è comunque tuttora sede di seggio elettorale). Ad indice dell’antica importanza riamane oggi la Chiesa di S. Omobono del 1400, bell’esempio di architettura religiosa alpina.
Da Pra’ della Valle (1363 m) parte un sentiero escursionistico, molto interessante e di facile percorrenza, che porta alla Malga Caronella (1.858 m) e prosegue fino al Passo di Caronella (2606 m). Tranne l’ultimo tratto, più impegnativo, il percorso è semplice e dà la possibilità di osservare incantevoli panorami, e con un po’ di fortuna anche ungulati al pascolo. La Val Caronella è, infatti, zona di un Azienda Faunistica e quindi è ricca di fauna tipica delle Alpi, tra cui appunto cervi, camosci, caprioli. Poco dopo Pra’ della Valle la vallata presenta un ampio pianoro, meta di molte famiglie in gita domenicale, per la facilità di accesso e per la bellezza del panorama. Da qui il sentiero sale dolcemente e passa nelle vicinanze di una cascata, il cui fragore accompagna l’escursionista lungo la salita; in un’ora di comoda salita si giunge alla Malga Caronella (1858 m), dove lo sguardo si perde tra distese di rododendri e splendide cime. Dalla Malga Caronella il sentiero prosegue fino al Passo di Caronella (2612 m); quest’ultimo tratto è però consigliabile ad escursionisti esperti, in quanto presenta tratti esposti e nevai.
Percorrendo questo sentiero con occhio attento, si potranno osservare bellissimi fiori, tipici della flora alpina, e con un pizzico di fortuna, anche una marmotta di vedetta alla sua tana o un picchio intento a costruirsi la casa.
Anche se non è interessata dalla costruzione di bacini idroelettrici, come la Val Belviso e la Val di Scais, anche la Val Caronella è interamente percorsa dalle condotte elettriche un tempo di Falck, oggi di proprietà Edison.



La Val Brandet
fa parte con la "gemella" Val di Campovecchio della Riserva Naturale delle Valli di S. Antonio. La valle si snoda da Nord a Sud, in modo quasi perpendicolare, a circa metà strada della valle dell'Ogliolo o valle di Corteno, che da Edolo sale verso il Passo Aprica. La sua isolata posizione, rimasta quasi intatta rispetto all'invadenza antropica, ha garantito il perpetuarsi di una situazione ambientale primitiva ed originale. In fondo alla valle vengono a svernare i cervi ed i camosci, i mufloni ed i caprioli. Ma ripartiamo dall'inizio. Dalla statale n. 39 dell'Aprica, dopo Corteno, in località Fucine, all'altezza di una interessante segheria, si devia a sinistra per imboccare la Valle di S. Antonio. Poco prima di entrare nella piccola frazione, lungo una stretta e breve gola, si nota una fitta presenza di maggiociondolo, la cui fioritura in primavera riempie di giallo la porta d'ingresso del nostro itinerario. Ammirevole e suggestivo un ponte in legno con copertura a due falde, che richiama uno stile particolare ed originale. Vale la pena, date le piccole dimensioni, di visitare interamente il centro abitato di S. Antonio, in cui sono presenti ancora abitazioni rurali con una struttura in tronchi di legno e pietra viva con i tetti ricoperti dalle piöde (piatte pietre solitamente di ardesia o scisto). Da S. Antonio si devia a sinistra (a destra si va in Val di Campovecchio) e si imbocca l'unica asperità del percorso, una salita, tutta in ciotolato, che immette nella vera e propria Val Brandet. Il suo piatto profilo altimetrico fa di questo itinerario una delle passeggiate facili e comode, ma certamente anche molto piacevoli. A meno di metà strada ci si imbatte nelle Baite di Brandet, fra cui un rifugio stagionale che offre un momento di confortevole ristoro. A lato della strada scorre il piccolo torrente che prende le proprie acque dalla Val di Piccolo alla cui sommità si colloca l'omonimo lago, tra i più gelidi, elevati e grandi dell'intera Valle Camonica. Lungo il fondovalle numerose cascine sono state ristrutturate per una miglior funzionalità oppure per uno scopo prettamente vacanziero. Nella prima parte del viaggio, dove il bosco di conifere (abete soprattutto) non è così invadente, si possono notare diverse specie di fiori, tra cui spiccano la veronica, l'imperatoria, l'erica ed i cuscinetti di silene. Ai bordi del torrente sono presenti l'ontano ed il nocciolo. Sui conoidi ricoperti di manto erboso si vede qualche ginepro che spunta tra il rosso dei rododendri ed il nero dei mirtilli. L'itinerario consigliato termina alla Malga Casazza dove la valle si chiude ad anfiteatro tra conche glaciali, cascatelle e ripidi pendii. Lassù in alto svettano le cime del Torsolazzo, del Torsoleto e del Castel di Piccolo.

Informazioni:
Pro Loco di Corteno Golgi Tel. 0364.74101
Comune di Corteno Golgi Tel. 0364.74101
Ufficio Turistico di Edolo Tel. 0364.71065
Rifugio in Val Brandet (apertura solo estiva) Tel. 0364.74507